ANTEPRIMA 14 Dicembre
Zi-gong, dopo essersi recato nel principato di Chu, tornava verso quello di Jin. Passando a sud del fiume Han, vide un vecchio intento a lavorare il suo orto. Quell’uomo scendeva lungo un tunnel fino al pozzo, ne usciva con la giara colma d’acqua e la vuotava nei canaletti delle sue aiuole. Lavoro faticoso e di scarso risultato. Zi-gong disse: “se aveste una macchina che riuscisse ad irrigare cento aiuole al giorno, non vorreste servirvene?”. “Com’è fatta?” chiese il giardiniere levando lo sguardo su Zi-gong. “E’ una macchina di legno cavo, pesante dietro e leggera davanti, con la quale si tira su l’acqua come si potrebbe far con la mano, ma così velocemente che l’acqua trabocca ribollendo del secchio: questa macchina si chiama pozzo a bilanciere“.
Il giardiniere si adirò, cambiò colore e con scherno disse: “ho imparato questo dal mio maestro: chi si serve di macchine, usa dei meccanismi e il suo spirito si meccanizza. Chi ha lo spirito meccanizzato non possiede più la purezza dell’innocenza e perde la pace dell’anima. Non ignoro i pregi di questa macchina, ma avrei vergogna a servirmene”.
Confuso, Zi-gong abbassò il capo e non replicò. Un istante dopo il giardiniere gli chiese: “Chi siete, dunque?”. “un discepolo di Kong-zi” rispose Zi-gong. “Non siete per caso”, disse il giardiniere “uno di quelli che si servono del loro vasto sapere per cercare di passare per Santi, che adulano il popolo per meglio dominarlo e che vogliono consolidare la loro fama, commiserandolo senza posa? Rinunciate alla vostra intelligenza e abbandonate il vostro corpo e forse potrete ritrovare voi stesso. Se siete incapace di governare voi stesso, come potete pretendere di governare il mondo? Ora andatevene e lasciatemi lavorare”.
Zi-gong, umiliato, si curvò, pallido dall’emozione. Non potè riprendersi subito. Non si rimise che dopo aver percorso trenta li. I suoi discepoli gli domandarono: “Chi era quell’uomo col quale poco fa vi siete intrattenuto? Perché il vostro viso ha cambiato colore? Come mai non vi siete rimesso in tutta una giornata?”. “Finora”, disse Zi-gong “credevo che al mondo non vi fosse che un uomo! [Kong-zi]. Perché ancora non conoscevo costui. Il mio maestro mi dieva: “ogni azione deve adattarsi alle circostanze, ogni opera deve tendere al successo. Con il minimo dello sforzo ottenere il massimo dei risultati, tale è la via del Santo”. La dottrina di quest’uomo non somiglia affatto a quella del mio maestro; solo chi si affida al Tao conserva intatta la propria virtù. L’integrità della sua virtù assicura quella del suo corpo, e quella del suo corpo assicura quella del suo spirito. L’integrità dello spirito è la via del Santo. La sua vita è un passaggio come quella di tutti gli uomini: non sa dove va e la sua purezza è perfetta. Ma chi, per i propri interessi, fa un abile uso di macchine non conforma la propria vita interiore a quella di quest’uomo. l’uomo che ho appena visto non ha altra guida all’infuori della propria volontà; agisce seguendo l’impulso del suo cuore. Se il mondo intero lo loda, egli non si esalta; se il mondo intero lo condanna, egli non si abbatte. In breve, elogio e biasimo non possono modificare la sua condotta. Un uomo simile conserva intatta la propria virtù. Quanto a me, io sono ancora soltanto uno di quelli che opinione altrui influenza come il vento agita le onde”.
Quando Zi-gong ebbe fatto ritorno nel principato di Lu, raccontò la sua avventura a Kong-zi, che gli disse: “quell’uomo interpreta falsamente l’arte di vivere che si praticava ai tempi dell’indistinzione primordiale. Ne conosce soltanto un aspetto. E’ padrone della sua vita interiore, ma non del suo mondo esteriore. Uno che conoscesse la propria innocenza, uno che avesse ritrovato la propria semplicità originaria praticando il non-agire e abbracciasse la propria natura, che serbasse la sua anima orginaria e tuttavia vivesse tra gli uomini, potrebbe sorprenderti? L’arte del vivere che si praticava ai tempi dell’indistinzione primordiale, come potremmo essere degni di conoscerla io e te?”.
Zhuang-zi, IV secolo a.C., ed. Adelphi 1992