LA COSA 2

Non coltivo nessun desiderio e i fatti e le loro circostanze non mi interessano. Non seguo nessun telegiornale, non leggo quotidiani, faccio terra bruciata di tutto. Mi alzo al mattino col sole e la luna che si scambiano quell’occhiata fugace a cui nessuno fa caso, faccio colazione con lo spirito mentre indosso le scarpe da ginnastica, scendo in strada e comincio a correre. Mentre sfilo davanti ai cancelli qualcuno mi lancia un saluto, ma io non ho fiato abbastanza per ricambiare e mi limito a esporre un sorriso sibillino e continuo a guardare diritto. Perché è così che devo fare, perché la gente vuole che mi fermi, vuole che mi fermi a parlare di non si sa cosa al mattino presto, ma io odio avvelenare la purezza del mattino con parole senza senso, per non parlare del fatto che la corsa è sacra e io non la interrompo. Per nessun motivo. Mi guardino pure come vogliono, che pensino a me come una persona schiva, indisponente, maleducata, l’importante è che mi pensino come una che non si può scalfire in nessun modo. In nessun modo. Perché io sono d’acciaio. Yoshiyuki Sadamoto è mio padre.
Quando torno a casa mi preparo un tè caldo anche se fuori sono sessanta gradi e sudo, così quando esco dalla doccia il mio corpo è compatto, asciutto e irradia una luce tutta sua, una luce santa, fatta di spirito. Cammino per casa, apro l’anta dell’armadio e mi guardo allo specchio. I miei occhi ridono, le mie cornee sono brillanti, la mia mente è libera, ordinata, irradiata da una luce interiore che filtra dalla pelle, e dentro mi sento tutt’uno con Dio.
Qualcuno mi assiste da molti anni. Ho un angelo interiore da molto tempo, ma ho quasi il presentimento che sia diventato me. All’inizio la pancia mi si gonfiava a ritmo periodico, poi il ciclo ha smesso di arrivare. All’inizio questo mi turbava, ma ora sono soddisfatta, il mio corpo compatto ha smesso di crescere, ho perduto ogni senso di genere, non sono più femmina ma angelo, un angelo puro e saggio, sono fuori dal tempo comune e posso osservare tutto con marmoreo distacco. So fare calcoli, seguire regole, sistemi, funzioni trigonometriche, esponenziali, iperboliche, io, che sono una frana in analisi, impartisco lezioni di matematica ai somari. La mia mente è lucida, cristallina, il mio cuore riesce a cantare lo splendore, scrivo poesie, non ho turbamenti e voglio bene a tutti. A tutto. Perché ho cominciato a scegliere, a schermare, a differenziare, allontanare, distinguere e ignorare. E il corpo mi segue. Per la prima volta riesco ad essere e a fare quello che ho sempre desiderato senza curarmi delle tentazioni, senza farmi prendere dall’incertezza e quando voglio mi concedo di sprofondare. Di godere. Calcolando. Perché tutto si può calcolare, anche i sentimenti e le tentazioni. Adesso so che mi posso perdere per poi riaffiorare e nel giro di poco uscirne di nuovo intatta, immutata. Che sia una pastiera o una scopata, col calcolo si rimedia praticamente a tutto e infine il corpo trionfa sempre. Ma il vomito o altre menate le lascio ad altri, che alla mia vita ci tengo e io non faccio porcherie, non mi piacciono i romanticismi. E visto che non mi faccio del male, posso fare del bene. Ho creato un circuito perfetto, un’esistenza intima felice, spirituale, e questa felicità, questo spirito, posso anche donarli a chi ne ha bisogno. Sempre che esista una persona capace di osservare i dettagli come so fare io, ma per questo ci vuole abnegazione e l’abnegazione è una cosa personale. Perché mentre Yoshiyuki Sadamoto è mio padre, nel senso che lui mi ha disegnata, la Natura è mia madre, nel senso della carne su cui ogni giorno il disegno si produce. Ho le spalle a punta, il mento affilato, e un busto proporzionato, gambe sottili e occhi grandi. La carne che per volontà di mio padre allevo ogni giorno come una cosa sacra, la Natura la pervade interamente. Uno specchio di contemplazione, di pace, infiniti sensi e riverberi delle cose del mondo diventano vividi attraverso il mio digiuno. Anche i mistici digiunavano e io so perché. Perché per trascendere, cambiare occhi, occorre far tacere i desideri incontrollati, evitare i turbamenti, le distrazioni. Ma non solo. Bisogna fare di se stessi dei vasi, creare del vuoto, essere perfetti, per far entrare quel simbolo, quella cosa che conduca al di là. Al di là dell’illusione, al di là del vuoto. Per scoprire che c’è un altro vuoto e un altro ancora, così, all’infinito. E che tutto in realtà è niente.

Una risposta a “LA COSA 2

  1. Uh, quanto hai ragione sulla corsa, anche per me sta diventando sacra (ho iniziato a correre seriamente da poco), pioggia vento freddo macchine fango passanti importano zero.

    Fede

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