Ready Made

COME UNA RUOTA MONTATA AL CONTRARIO SOPRA UNO SGABELLO

Non ho compreso la mia ossessione per gli odori finché non mi sono vista guardare dai miei colleghi mentre annusavo una cartuccia d'inchiostro nel tentativo di capire se fosse vecchia. Il fatto è che ad un certo punto ho trovato che gli odori fossero un'infallibile prova di realtà, quindi ho cominciato ad utilizzare l'olfatto come dispositivo di certificazione universale del mondo ogni volta  che le circostanze hanno richiesto una risposta precisa, come continuare ad indossare dei calzini o metterli a lavare, stabilire se il contenitore cha aveva conservato il fritto misto era stato ben lavato dalla lavastoviglie. Ho capito che al confronto la vista, l'udito, il gusto e il tatto appartengono alla sfera dell'immaginazione e che se si vuole avere una risposta precisa sulla realtà e sulla gente è necessario affidarsi al senso dell'olfatto e soltanto a quello. Non esiste frutto o ortaggio, libro o utensile che al momento dell'acquisto io non sottoponga a una prova di verità nasale, è un passaggio obbligato. Quando mi viene recapitato un mazzo di fiori posso giudicare il fioraio dal bouquet chimico della confezione, in base all'odore dei lucidanti e degli antiparassitari che ha usato, metterlo poi a confronto con la quasi assenza totale del profumo dei fiori. Ciò mi permette di constatare il grado di sensibilità del fioraio, di quanto cioè lui stesso ami la natura dello stesso prodotto che cura, confeziona e vende, e insieme a ciò arrivare a stabilire la vera natura del carico di aspettative di chi ha scelto quei fiori per me, che, se non ha dimostrato il grado minimo di ricercata autenticità, ma si è affidato allo splendore dei deodoranti chimici senza curarsi minimamente di riservare una particolare attenzione al fatto che per essere belli i fiori devono avere solo il proprio profumo naturale, ecco, se questa schiettezza non mi viene mostrata allora io vedo nella persona che ha compiuto il gesto, recapitandomeli a domicilio o di persona, un solipsismo cicisbeo della bella figura, piuttosto che la limpida intenzione di omaggiarmi in modo sincero. L'autenticità per me è vitale. Non esiste sera di maggio in cui non mi fermi a raccogliere l'ebbrezza dal bottone di una rosa, o giugno in cui non mi accorga del tripudio di gelsomini del giardino di fronte. Guardo sempre con soddisfazione il via vai delle api su un pitosforo carico di infiorescenze e capisco perché l'aria sia così densa e pacifica sotto la chioma odorosa di un tiglio. Non capisco Chanel n.5. E questo è il mio patrimonio. Ma devo farci i conti come una ruota montata al contrario sopra uno sgabello. Non ho paura degli odori definiti sgradevoli, della carne andata a male o dei bagni pubblici, della pipì di gatto o dell'alito di un moribondo, ma se per qualche motivo arrivano a voler farmi credere che sia meglio respirare Glade piuttosto che l'odore caratteristico di un appartamento – ogni famiglia ha un odore naturale che colpisce non appena se ne varca la soglia di casa, il quale si nota ancor prima della tinta del muro d'ingresso, ed è come il residuo della matrice tribale del gruppo, l'odore residuo che ha anche lo scopo di rammentare a te, che stai varcando quella soglia, che lì è terra straniera -  allora incomincio a vedere la realtà come un gigantesco ready made in cui le cose sembrano legate alle altre da trame incoerenti e disgregate, e i fenomeni cominciano a perdere senso, mancando di una marca olfattiva attraverso cui si possa dar conto di una realtà di fondo. Un giorno, nel bagno di casa mia, mi sono calata le mutande e facendo pipì ho notato i segni del ciclo mestruale. Ho aperto lo sportello del mobile, ho estratto un assorbente e l'ho indossato. Qualche tempo dopo sono tornata in bagno e ho sentito intorno a me l'odore piuttosto forte di un qualche sapone o essenza non ben definita. Qualche ora più tardi ero a cavalcioni sul bidè e ho sentito di nuovo quell'odore inclassificabile di plastica e Fresh & Clean. Man mano che mi strofinavo ho capito che proveniva dal centro delle mie gambe. Allora ho afferrato la confezione di assorbenti e ho letto. La confezione era la stessa di sempre ma mostrava un bollino blu sull'angolo in basso a destra con la scritta "con essenza di malva e lino". Ho riposto gli assorbenti e ho pensato che il male era arrivato fino al mobile del bagno che è il centro più intimo del mio corpo.
Ho continuato ad indossare quegli assorbenti per tutta la durata delle mestruazioni perché volevo capire fino a che punto una violenza chiamata “con essenza di malva e lino” poteva essere abominevole. Gli odori sono un'infallibile prova di realtà e l'olfatto è un dispositivo di certificazione universale del mondo, ma il diavolo oggi è un tipo molto impegnato ed è incommensurabilmente più forte. Un conto è mantenere un'igiene del corpo tale da impedire a certi odori di formarsi, un altro è imporre allo stesso corpo un odore caratteristico che si sostituisce artificialmente a quello reale per mutare i termini di una relazione cognitiva, la relazione con il più intimo, scabroso residuo della propria identità corporea. Malva e Lino mi stavano dicendo di desiderare di essere le mie nuove divinità mensili, ma questa volontà era del tutto arbitraria, come una ruota montata al contrario sopra uno sgabello. Ho recuperato il mio controllo olfattivo e sono andata avanti ad annusare appartamenti, cartucce per stampanti e fiori, e a comprare assobenti non profumati finché un giorno, al supermercato, davanti allo scaffale degli assorbenti mi sono ritrovata a dover scegliere accanto ad un'altra acquirente. Le odiate confezioni non erano più in commercio e della stessa marca ve n'era una vecchia serie in superofferta. La mia vicina ha osservato, confrontato i prezzi e scelto la superofferta, io mi sono fatta avanti, afferrato, annusato, riconosciuto le due divinità all'interno e messo nel carrello lo stesso prodotto che aveva scelto lei. L'ho comprato lo stesso, per essere con lei e soffrire con lei. E ho sperato che la telecamera registrasse quel momento.

3 risposte a “Ready Made

  1. "Ho capito che al confronto la vista, l'udito, il gusto e il tatto appartengono alla sfera dell'immaginazione e che se si vuole avere una risposta precisa sulla realtà e sulla gente è necessario affidarsi al senso dell'olfatto e soltanto a quello"

    Questa è una frase molto ispirata, da grande scrittrice. Anche il pezzo mi è piaciuto molto.
    E grazie, davvero grazie, per la traduzione di Mori.
    Questo blog è assurdamente sottopopolato per la qualità dei contenuti che offre.

    Fede

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